‘Quel vento magico a Parigi!’, la nostra mostra 2011 raccontata ai bambini

Ha pubblicato 75 libri di narrativa per ragazzi, in Italia e all’estero. Tradotto in 9 lingue diverse, i suoi racconti si trovano pubblicati anche in numerosi libri di testo per la scuola elementare. Ha già ricevuto una decina di premi nazionali di letteratura per ragazzi, e fa parte della giuria di numerosi premi letterari. Il ferrarese Luigi Dal Cin già l’anno scorso aveva descritto la mostra e il mondo di Chardin ai nostri visitatori più piccoli, grazie anche alla collaborazione tra Ferrara Arte e Eni.
L’iniziativa ha avuto un tale successo che quest’anno non potevamo non ripetere l’iniziativa.
È nato quel “Quel vento magico a Parigi”. Ce lo racconta lo stesso autore.


Luigi, parlaci brevemente del tuo libro
‘Quel vento magico a Parigi!’ è un volo fantastico sulla Parigi degli anni Venti – Trenta e sulla vitale creatività dei suoi artisti. Sono pagine in cui respirare quel magico vento nuovo che soffiava a Parigi dopo la grande guerra, quando i maggiori artisti del mondo si incontravano tra i tavolini dei Caffè del quartiere di Montparnasse per condividere la propria immaginazione e scambiarsi le idee, reinventando insieme l’arte. A Parigi in quegli anni, infatti, l’immaginazione soffiava libera, e se n’erano accorte tutte le anime sensibili, come i pittori, gli scrittori, i musicisti, i fotografi, gli attori, i ballerini… o come quel ragazzo con i calzoncini corti, protagonista del libro che, invece, camminando per le strade di Parigi, si sentiva perduto. Rincorrendo quel ragazzo nel suo avventuroso viaggio alla ricerca della propria identità, seguendo il soffio vitale dell’immaginazione e della bellezza, il lettore attraverserà le grandi opere dei pittori che nella Parigi degli anni Venti e Trenta avevano trovato la propria casa.
È un invito a vivere nella bellezza: il ragazzo protagonista si trova immerso nei quadri, e salta da un quadro all’altro grazie a quel vento magico. E a proposito di bellezza, le illustrazioni sono di Klaas Verplancke, grande maestro olandese d’illustrazione per l’infanzia.

La Parigi degli anni Venti è prima di tutto sperimentazione, voglia di bello e di vita dopo le tragedie della Grande Guerra, confronto tra idee... cosa può insegnare ad un bambino questo straordinario periodo artistico?
Credo possa insegnare ai bambini (e ai genitori) come sia importante scoprire la propria identità a partire dalle proprie caratteristiche creative che sono uniche in ciascuno di noi. Noi adulti, e i bambini, non nasciamo preconfezionati e stereotipati! La creatività è una chiave di lettura della nostra identità, e non va sprecata: va esercitata, proprio come facevano gli artisti nella Parigi degli anni Venti e Trenta. Questa attenzione all’identità creativa del bambino credo sia molto importante. Credo stia alla base della nostra idea di dignità del bambino. Credo che se siamo convinti che il bambino che ci sta di fronte ha la dignità di una persona, con la sua specifica identità creativa, i suoi desideri profondi, le sue individuali caratteristiche e le sue specifiche aspirazioni, e se siamo convinti che il nostro compito non sia altro che quello di aiutare il bambino a far emergere la sua identità creativa e i suoi desideri profondi, di aiutarlo a sviluppare le sue individuali caratteristiche e le sue specifiche aspirazioni, di aiutarlo a trovare la sua specifica strada con rispetto, ecco: se partiamo da questo, penso che la maggior parte degli errori che possiamo compiere nei confronti di un bambino – come scrittori, insegnanti, educatori, genitori – vengano già evitati alla sorgente.

Quali sono le opere di questa mostra che ti hanno maggiormente ispirato? E perché?
Per scrivere ‘Quel vento magico a Parigi!’ ho cercato di percorrere la Mostra mettendomi dal punto di vista del bambino, provando ad individuare quei dipinti che avrebbero potuto sollecitare la sua fantasia se posti all’interno di una narrazione avventurosa. È così che ho scelto i dipinti che sono stati poi riprodotti tra le pagine del libro. Primo tra tutti il ‘Ragazzo con i pantaloncini corti’ di Modigliani, il cui soggetto è diventato il protagonista del racconto. Ma anche opere di Picasso, Leger, Chagall, Delaunay, Gris, Monet, Mondrian, Mirò, Savinio, van Dongen, Severini, Duchamp… nelle ultime due pagine del libro ho poi cercato di individuare degli spunti, con un linguaggio bambino, per ciascun dipinto riprodotto nel libro.

La tua storia racconta anche di un ragazzino alla ricerca della propria identità nel suo viaggio avventuroso, seguendo il soffio vitale della bellezza. è davvero così difficile seguire la via del bello?
Credo che i nostri ragazzi abbiano diritto anche ad un’educazione alla bellezza. Penso a quali conseguenze possa avere una consuetudine al bello in una persona che si sta formando. Certo oggi, nell’egemonia di certa televisione, è più difficile con un libro. Eppure credo che la lettura di un libro, ancora oggi, aiuti davvero a potenziare il pensiero critico e l’autonomia del giudizio del bambino: obiettivo sempre più necessario di fronte all’omogeneizzazione del gusto e dell'immaginazione. La lettura è un prezioso mezzo di libertà di pensiero: non a caso tra libro e potere esiste un’antica inimicizia. La lettura di opere narrative di buon livello letterario ed estetico infatti arricchisce e dilata la fantasia del bambino, libera la creatività soggettiva, affina il senso del bello, educa ad un gusto personale. A differenza di certa comunicazione massmediatica che invece continua a proporre fantasie preconfezionate e stereotipate.
PALAZZO DEI DIAMANTI
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