Consigli di lettura

Esplorare, oltre all'opera di artisti e movimenti celebri, anche aree e protagonisti della storia dell'arte meno noti è da sempre uno degli obiettivi delle mostre di Palazzo dei Diamanti.

In quest'ottica, presentiamo, in collaborazione con le librerie.coop un approfondimento interdisciplinare dei temi oggetto delle nostre esposizioni.

I librai di librerie.coop, progetto nato per promuovere la cultura attraverso la lettura e contribuire alla crescita culturale della comunità sociale, vi propongono alcuni suggerimenti di lettura ispirati alla mostra De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie. I consigli saranno aggiornati periodicamente.

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Memorie della mia vita
di Giorgio de Chirico (Bompiani, 2008)

Giorgio de Chirico, così come si considerava un grande pittore, allo stesso modo si considerava un grande scrittore. L'anno 1945 è l'anno che de Chirico dedica alla definizione di se stesso: l'anno dell'esposizione a Roma dell'"Autoritratto nudo" e dell'esecuzione dell' "Autoritratto in costume del '600", ma soprattutto l'anno della prima edizione di "Memorie della mia vita", l'opera che, ripercorrendo le tappe della sua vita e quelle perfettamente coincidenti del suo lavoro artistico, ci mette in contatto con la sua arte. Il libro è strutturato in due parti: la prima ripercorre la vita del pittore dalla sua adolescenza fino alla consacrazione in Maestro da parte delle avanguardie e si conclude nel 1945, anno della pubblicazione oltre che delle Memorie anche del romanzo autobiografico "Une sventure de Monsieur Dudron" e del saggio "Commedia dell'arte moderna"-, la seconda, datata 1960, separata dalla prima da una serie di documenti, lettere e appunti di de Chirico, riprende il racconto della sua vita da dove l'aveva interrotta, cioè tredici anni prima. Un saggio dal titolo "Tecnica della pittura", la Biografia e la Bibliografia essenziale degli scritti di de Chirico concludono il volume che presenta altresì un'Introduzione di Carlo Bo e una Postfazione di Paolo Picozza.
 
Ebdòmero
di Giorgio de Chirico (Abscondita, 2003)

Ebdòmero, originariamente scritto in francese da Giorgio de Chirico e pubblicato a Parigi nel 1929, venne subito accolto dalla critica come uno dei romanzi capitali della letteratura surrealista. Va inoltre detto che Ebdòmero è un documento fondamentale per meglio comprendere la rivoluzione artistica che de Chirico operò in quegli anni con la sua pittura metafisica. Il racconto non procede di avvenimento in avvenimento, ma trascorre da un 'immagine, da una parola, da una analogia ad un' altra. La singolarità di questo procedere sta nella sua distanza sia dal sogno sia dal monologo interiore, non coinvolge il lettore, ma lo seduce con uno spettacolo di immagini che sanno di allucinazione e di sogno, di vaneggiante angoscia e di frigida invenzione retorica. Il volume è stato ripresentato in un'edizione rivista e corretta in occasione dell' esposizione "De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus. Uno sguardo nell'invisibile" presentata a Palazzo Strozzi di Firenze nel 2010.
 
Piccolo trattato di tecnica pittorica
di Giorgio de Chirico (Abscondita, 2015)

«Sin da principio, da quando dipingo, mi sono interessato al lato tecnico della pittura. Prima ancora dell’aspetto lirico o spirituale d’un quadro, mi preme di vedere, di capire, com’è dipinto». Così Giorgio de Chirico apre il suo Piccolo trattato di tecnica pittorica, scritto a Parigi nel 1928. Per de Chirico la storia della pittura finisce con l’avvento dei colori chimici e la perdita dell’antica sapienza artigianale e dei suoi segreti, che egli conosce perfettamente, e qui li condensa, li sintetizza, li divulga. Piccolo trattato di tecnica pittorica può dunque essere letto come un manuale didattico per chiunque s’interessi di pittura e la studi, e come una fulminante, geniale teoria dell’arte di uno dei massimi artisti contemporanei. Di Giorgio de Chirico sono disponibili, in Carte d’artisti, Commedia dell’arte moderna ed Ebdòmero. Su di lui è disponibile, in Miniature, il saggio di Jean Cocteau, Giorgio de Chirico. Il mistero laico.
 
Giorgio de Chirico. Il mistero laico
di Jean Cocteau (Abscondita, 2015)

"Il mistero laico", forse il più profondo studio sull'opera di de Chirico, apparve in Francia nel 1928, anno della rottura definitiva del pittore con il surrealismo, e fu tradotto in Italia solo nel 1979. L'imperdonabile ritardo, considerando l'importanza di questo saggio di Cocteau, è soprattutto dovuto al fatto che per decenni de Chirico venne osteggiato dalla critica ufficiale. Solo la morte del pittore (avvenuta nel 1978) ha costretto i critici a ricredersi, obbligandoli a penetrare nel continente de Chirico. All'ostracismo decretato dall'ufficialità nazionale fa riscontro la partecipazione all'opera di De Chirico della critica straniera. Ne è una testimonianza questo testo di Cocteau, frammentario, aforistico, smagliante e al tempo stesso profondo. Il volume è corredato dai disegni che Giorgio de Chirico creò appositamente, su richiesta del suo grande amico francese.
 
Giorgio de Chirico
di Vincenzo Trione (Skira, 2009)

Solenni e austere, le città metafisiche appartengono a una dimensione fuori del tempo. Ma sembrano preludere anche agli scenari contemporanei. Custodiscono memorie di una classicità infranta. E sono un modello cui hanno guardato molti architetti del Novecento. Racchiudono seduzioni tratte dal dialogo con gli spazi reali. E propongono montaggi audaci. Sono luoghi ermetici, segnati da acrobazie stilistiche. "Spaesaggi", per riprendere le parole di Jean Cocteau. Le città del silenzio ripercorre i viaggi dechirichiani: da Volos a New York, passando per Firenze, Parigi, Torino, Ferrara e Roma. Indaga i modi attraverso i quali si allestiscono geografie urbane dipinte, dense di forza ironica, che sembrano appropriarsi degli artifici cari a linguaggi come il cinema. Delinea una costellazione occupata da progettisti che, tra appropriazioni e tradimenti, si sono richiamati alla lezione del Pictor Optimus: dai creatori di epoca fascista agli animatori del postmodern. Si svela, così, il volto autentico di Giorgio de Chirico. Un profeta involontario. Un pittore ancora fortemente attuale, dotato di una personalità sfuggente, che si è sottratto a ogni rigida coerenza, per consegnarsi a molte maschere, a tante identità.
 
Giorgio de Chirico
di Magdalena Holzhey (Taschen, 2006)

Il pittore italiano nato in Grecia Giorgio de Chirico (1888-1978) ebbe un’influenza enorme sui primi passi mossi dal movimento surrealista. I suoi primi quadri dipinti già da adolescente a Parigi suscitarono l’ammirazione di Ricasso e di Paul Eluard. Questa prima fase del suo estro, che più avanti egli stesso chiamò metafisico, era caratterizzata dalla drammaticità della composizione con drastiche prospettive, ombre evidenti, piani geometrici, spazi vuoti, e un senso generale di vuoto e solitudine. I manichini abbandonati su sfondi da incubo sembrano proprio essere una rappresentazione dell’inconscio. Dopo il 1930 adottò uno stile più classico che lo accompagnò per il resto della vita; stile che fu aspramente criticato dai suoi primi estimatori.
 
 

 

 

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PALAZZO DEI DIAMANTI
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