Biografia di Francesco del Cossa

Ferrara, Palazzo dei Diamanti - dal 23 settembre 2007 al 6 gennaio 2008

Non sono molte le testimonianze relative alla breve vita di Francesco del Cossa.
La data di nascita, 1436, si deduce dallo scambio epistolare e letterario datato tra il febbraio e il maggio del 1478 tra Angelo Michele Salimbeni e Sebastiano Aldrovandi, nel quale i due letterati bolognesi commemorano la prematura morte del pittore, avvenuta a Bologna all'età di 42 anni.
Francesco del Cossa Madonna col Bambino e angeli Il primo documento in cui si rintraccia il suo nome risale all'11 settembre 1456 quando il pittore, sotto la tutela del padre, il muratore Cristoforo, riceve un pagamento per la realizzazione di una Deposizione con tre figure dipinta a finto marmo vicino all'altare maggiore della Cattedrale di Ferrara, opera purtroppo andata distrutta con il rifacimento dell'abside alla fine del Quattrocento.
Nel 1460 è documentato a Ferrara in qualità di testimone in due diversi atti notarili. In entrambi i casi è citato come "pictore" segno di una professione già ben avviata seppure ancora sotto l'egida legale del padre, dal quale risulta però completamente affrancato nel novembre di quello stesso anno.
Nel dicembre del 1462 l'artista si trova a Bologna dove svolge il ruolo di testimone al battesimo del figlio di Bartolomeo Garganelli. Il documento è importante perché attesta la precocità dei suoi contatti con Bologna e la frequentazione della famiglia Garganelli, futura committente dei celebrati affreschi di San Pietro a Bologna.
I documenti, se si eccettua la segnalazione della morte del padre nel 1463, tacciono fino al 1467 quando risulta di nuovo a Ferrara l'11 febbraio. Nel 1467 l'artista dovrebbe essere tornato di nuovo a Bologna, dove fornisce i disegni per la realizzazione della vetrata di San Giovanni in Monte raffigurante la Madonna col Bambino e angeli e per l'altra vetrata raffigurante una Madonna col Bambino ora al Musée Jacquemart-André di Parigi.
Questo silenzio di ben cinque anni, tra il 1462 e il 1467, è stato spiegato dagli storici dell'arte con l'assenza da Ferrara e da Bologna e con un soggiorno dell'artista a Firenze. Le opere eseguite dopo questa data, infatti, denotano una conoscenza di prima mano della cultura figurativa fiorentina che fa capo a Domenico Veneziano e Maso Finiguerra, contraddistinta da una forte propensione al dialogo con la scultura e alla preferenza per una pittura luminosa e cromaticamente vivace.
Agli inizi del 1470 Francesco del Cossa è di nuovo a Ferrara. Il 25 marzo, infatti, il pittore indirizza al duca Borso d'Este una lettera diventata celebre nella quale reclama, con un moto di dignità e di autocoscienza davvero moderne, un più adeguato trattamento economico in relazione alla decorazione della parete est del Salone dei Mesi di Schifanoia che egli ritiene di gran lunga migliore rispetto alle altre porzioni realizzate dagli artisti attivi nel cantiere.
Francesco del Cossa Pietà

La risposta negativa del duca induce Cossa a ritornare a Bologna, dove si apre un'intensa stagione di lavoro contrassegnata da commissioni di grande prestigio. Per Giovanni II Bentivoglio, signore della città felsinea, restaura e ridipinge entro il 1472 la celebre Madonna del Baraccano, un affresco votivo di grande importanza per i Bentivoglio. Nell'anno successivo è impegnato nella basilica di San Petronio ove appronta i cartoni per due tarsie raffiguranti Sant'Agostino e San Petronio ma, soprattutto, dipinge (con l'aiuto di Ercole de' Roberti) la grandiosa "macchina pittorica" per l'altare della cappella di Floriano Griffoni. Nel 1474 firma e data la rude ma possente Pala dei Mercanti dipinta per Alberto de' Cattani e Domenico degli Amorini.
La morte, causata dalla peste, coglie il pittore agli inizi del 1478 mentre attendeva alla decorazione della volta della cappella Garganelli nella chiesa di San Pietro a Bologna. L'opera, terminata da Ercole de' Roberti, è ricordata con grande risalto dalle fonti e fu particolarmente apprezzata da Michelangelo che, stando a quanto raccontano le cronache, la descrisse come una "mezza Roma de bontà".

PALAZZO DEI DIAMANTI
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