Morandi. L'arte dell'incisione

Ferrara, Palazzo dei Diamanti - dal 5 aprile al 2 giugno 2009

«Vi sono pittori per cui l'incisione rappresenta una via secondaria, e quasi di campagna, un modo di prendersi le vacanze dalla pittura: altri, per cui l'incisione diviene il fulcro stesso della forma pittorica. Se di questi ultimi fu Rembrandt il principe, è fra questi che si schiera anche Morandi» (Cesare Brandi)


Morandi Casa a Grizzana Palazzo dei Diamanti dedica la sua mostra di primavera alla presentazione dell'opera calcografica di Giorgio Morandi, un corpus di oltre centotrenta incisioni realizzate dall'artista lungo tutto l'arco della sua carriera. Da Dürer a Parmigianino, da Rembrandt a Piranesi, da Goya a Picasso, la storia dell'incisione è un capitolo fondamentale dell'intera storia dell’arte. È stato così anche per Morandi che trattò la produzione grafica con impegno pari a quello dedicato alla pittura, raggiungendo esiti altissimi per abilità tecnica e resa poetica.
Morandi iniziò a dedicarsi all'incisione nel 1910-11, quasi contemporaneamente alla pittura, e continuò a farlo fino a qualche anno prima della sua morte, avvenuta nel 1964. Fu un autodidatta che saggiò, con pazienti tentativi e ricerche, i vari procedimenti tecnici fino a quando non si impadronì appieno del mezzo e delle sue possibilità di restituzione dei volumi, delle forme e della luce. Dopo un periodo di intensa sperimentazione, che caratterizza soprattutto i primi anni Venti, la sua tecnica prediletta divenne l'acquaforte.
Sin dalla primissima produzione, l'opera grafica di Morandi si situa tra modernità e tradizione. Se, infatti, nei paesaggi degli esordi del 1912-13, come anche nella Natura morta con bottiglie e brocca del 1915 in cui sono evidenti suggestioni di ambito cubo-futurista, il bolognese dimostra di aver ben assimilato la lezione delle avanguardie, più tardi, in un gruppo di incisioni dell'inizio degli anni Venti, si nota quanto l'esempio di Rembrandt sia stato importante per lo sviluppo della sua arte incisoria, soprattutto nella resa dei valori tonali. Esemplare in questo senso è la Natura morta con il cestino del pane del 1921, in cui gli oggetti sono mirabilmente modellati attraverso graduali passaggi chiaroscurali.


Morandi Natura morta con compostiera Nel 1927 si apre la grande stagione di Morandi acquafortista. Nelle incisioni realizzate quell'anno a Grizzana il paesaggio è ridotto all’essenziale, il ritmo della composizione è scandito da alberi, case, pagliai, ora colpiti dal potente sole meridiano che genera profili e ombre nette, ora immersi in un chiarore più diffuso. I rapporti con la pittura sono strettissimi, tanto che Morandi tratta spesso i medesimi soggetti nelle due tecniche. Ciò accade sia con il Paesaggio (Casa a Grizzana) che con la Natura morta con compostiera, bottiglia lunga e bottiglia scannellata, una delle acqueforti più sublimi del maestro bolognese. L'opera, tratta da un dipinto del 1916 risalente alla stagione metafisica di Morandi, reca la data del 1917, ma fu in realtà incisa nel 1928 e deve il suo fascino anche alla scelta della carta sul cui morbido bianco risalta la gamma dei grigi argentei.


Morandi Fiori di campo All'inizio degli anni Trenta, la conquistata abilità tecnica permette a Morandi di staccarsi dalla resa obiettiva dei motivi per avvicinarsi a una personalissima e sempre diversa trasfigurazione poetica degli stessi. Ciò risulta evidente in un gruppo di acqueforti che hanno per soggetto dei mazzi di fiori, realizzato tra il 1927 e il 1933. In queste opere, la stesura del tratteggio passa da un ritmo regolare e serrato ad un trattamento più libero e sciolto con il quale dà vita a opere di sorprendente spontaneità e freschezza come Fiori di campo del 1930. In altri casi, ad esempio in Gruppo di zinnie, torna a una tessitura più controllata, e, variando l'andamento dei tratti paralleli a seconda del disporsi dei petali, raggiunge «effetti inediti di setosità quasi cangiante».


Morandi crea le nature morte per le quali è diventato famoso con le centinaia di oggetti che, dal 1914 in avanti, raccoglie nel suo studio e che per oltre cinquant’anni rimangono i temi privilegiati delle sue opere, ma, a dispetto della ripetitività dei soggetti, gli esiti sono ogni volta diversi. Ciò accade perfino quando realizza più incisioni a partire dalla stessa composizione, come nel caso di Natura morta con oggetti bianchi su sfondo scuro, Natura morta di vasi su un tavolo e Natura morta a grandi segni, tutte del 1931. Nella prima le bottiglie e i vasi si stagliano bianchi sullo sfondo cupo e la luce che si rifrange sulle superfici è percorsa da sottili vibrazioni, rese con un tratteggio leggero e diradato. Il bianco è invece assoluto nella seconda incisione e questa scelta basta a trasfigurare la composizione per cui gli oggetti, che sembrano ritagliati nella carta, perdono il proprio legame con la realtà. Nella Natura morta a grandi segni, infine, linee spesse e rigide descrivono i profili del vaso ritorto e delle bottiglie instabili della prima fila modellati dalla luce in un'atmosfera trasparente.


Morandi Natura morta di vasi su un tavolo Nei paesaggi degli stessi anni Morandi restituisce anonimi scorci di Bologna o la campagna attorno a Grizzana con una grande libertà di ispirazione. A volte, l'accento è posto sull'atmosfera di un'assolata giornata estiva. Nel Paesaggio di Grizzana del 1932, ad esempio, segni marcati e incrociati grossolanamente descrivono gli alberi e le case sullo sfondo chiarissimo del cielo, generando drammatici contrasti di luce e ombra. Altre volte, invece, a interessare l'artista sono le innumerevoli sfumature tonali del paesaggio, come in un'incisione dello stesso anno in cui il fianco di una collina è accarezzato da una luce discreta e diffusa, che viene modulata dall'artista con una tessitura di linee serrata e regolare o, ancora, nel Grande paesaggio del 1936. La sensibilità di Morandi nella resa delle diverse gradazioni tonali tocca l'apice in alcune incisioni del 1933 di formato quadrato, tra le quali spicca la bellissima e toccante Natura morta a tratti sottilissimi, dove i profili dei tredici oggetti disposti su due file sono delineati con un'impalpabile ombreggiatura a tratteggio.
A partire dalla metà degli anni Trenta, l'attività di Morandi incisore si dirada notevolmente a causa della fatica imposta dal lavoro sulla lastra. La qualità delle acqueforti rimane tuttavia altissima e la voglia di sperimentare nuove strade non viene meno. Lo testimoniano opere come la Grande natura morta scura del 1934, che è stata paragonata a un paesaggio notturno, in cui gli oggetti, appena visibili, sono descritti con diverse gradazioni tonali che vanno dal quasi nero al nero. È invece giocata su una modulazione di grigi, resa attraverso un reticolo serratissimo di segni, la Natura morta in un tondo del 1942; l'incisione fa parte di una serie di opere in cui Morandi si cimenta con una nuova sfida, che lo impegna anche in pittura, e cioè l'iscrizione della composizione in un tondo o in un ovale.


Morandi Natura morta con cinque oggetti Natura morta con nove oggetti e Natura morta con cinque oggetti documentano, con la loro diversità e bellezza, la vitalità dell'ultimissima produzione del maestro. Nella prima Morandi dà vita ad una composizione severa, in cui le scatole, i vasi e le bottiglie sono stretti tra loro a formare un unico blocco; ciò che lo interessa, in questo caso, è il problema tutto moderno della resa dei volumi sulla superficie piana, che l'artista bolognese risolve in maniera assolutamente personale. La seconda è invece un'opera marcatamente pittorica, in cui lo sguardo viene catturato dal riflesso scintillante della luce sulle brocche e sulla bottiglia.
Dopo decenni di studi che hanno chiarito il contributo originale dell'artista nel contesto internazionale dell'arte contemporanea, o hanno indagato la peculiarità linguistica della sua opera grafica, l'intento di questa mostra – curata da Luigi Ficacci e realizzata in collaborazione tra Ferrara Arte, le Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara e il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna – è di tornare a guardare l'incisione di Morandi nella semplicità della sua grandezza.

PALAZZO DEI DIAMANTI
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