dietro le quinte della mostra

Ferrara, Palazzo dei Diamanti - dal 17 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011
dietro le quinte della mostra
Affluenza record!
Più di 5.000 visitatori alla nostra mostra nei soli tre giorni di ponte: risultati finora al di sopra delle aspettative, per un artista che, lo abbiamo sempre detto, è tanto grande quanto poco conosciuto nel nostro paese.
vai all'intervista all'Amministratore Unico di Ferrara Arte Mario Canella


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Le luci contano
Gli assidui visitatori di mostre lo sanno. Per godere pienamente della poesia di un dipinto, è fondamentale avere l'illuminazione migliore. Anche se raggiungere la perfezione è quasi impossibile. Forse non basterebbe neppure realizzare un impianto illuminotecnico diverso per ogni mostra. Come per altre mostre passate, per Chardin si è scelta un'illuminazione che valorizzi al massimo le atmosfere create dall'artista nei suoi quadri. "Abbiamo creato una luce ambientale, soffusa, in grado di garantire la miglior leggibilità delle opere e di armonizzarle con il colore delle pareti" dice l'architetto Denis Zaghi. "Per ottenere questo risultato abbiamo puntato su lampade a fuoco medio, cui abbiamo applicato dei vetri temprati che diffondono molto bene la luce", aggiunge la tecnica delle luci Paola Ferrioli.



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I tre ragazzi di Sala 6
C'è stato un momento in cui le operazioni di allestimento si sono improvvisamente arrestate. Gli operai specializzati hanno dovuto attendere pazienti, e gli esperti d'arte presenti si sono messi a studiare tre dipinti. È accaduto durante l'allestimento della sala 6, dove si era previsto di disporre su un'unica grande parete, secondo un ordine prestabilito, le tre versioni del Ragazzo che fa le bolle di sapone dipinte da Chardin. Erano anni che non accadeva di vederle riunite assieme e il fatto di poterle studiare e confrontare tra loro ha indotto Rosenberg e Buzzoni a chiedere ai tecnici specializzati di provare un allestimento diverso da quello previsto. Ma il risultato non ha dato frutti migliori e così si è tornati alla soluzione definita in precedenza.
La tensione è calata e mentre i tecnici cominciavano a prendere le misure per appendere i quadri, si è aperta una discussione, scherzosa nei modi ma seria nella sostanza, su quale delle tre opere fosse la più bella. Con un piccolo indovinello per i visitatori: quale dei tre ragazzi è quello scelto per il manifesto della mostra?
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Finalmente i primi Chardin alle pareti
A dieci giorni dalla sua inaugurazione la mostra su Chardin vive un momento di grande fascino. Le sale dove le opere incontreranno i loro visitatori, ora sono affollate da scale e carrelli, tecnici specializzati, personale di Ferrara Arte, delle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea e accompagnatori delle opere d'arte. E da grandi casse nelle quali sono custodite queste ultime. Eppure in questa confusione apparente nulla è lasciato al caso, ogni azione è compiuta con la massima attenzione. Una volta estratti dalle casse che li hanno custoditi dai luoghi di provenienza, sparsi per il mondo, fino a Ferrara, i dipinti vengono ispezionati dai loro accompagnatori e dagli organizzatori della mostra. Un'analisi molto accurata per verificare che l'opera e la sua cornice non abbiano subito alcuna alterazione durante il viaggio. È sempre eccitante ritrovarsi finalmente di fronte a un'opera "in carne ed ossa, dopo che per tanto tempo si è lavorato solo con le sue fotografie", ha detto qualcuno dei presenti. "Sapevamo che cosa c'era dentro ogni singola cassa, eppure aprirla è sempre un'emozione straordinaria". Poi, i quadri vengono appoggiati con mille cautele ai piedi della parete sulla quale verranno appesi per verificare la sequenza delle opere studiata a tavolino e decidere le modalità di appendimento. Muovere il quadro verso la parete richiede grande attenzione, perché ogni cornice ha le sue fragilità. Il curatore Pierre Rosenberg e il direttore di Ferrara Arte Andrea Buzzoni definiscono di persona posizione e altezza sul muro di ogni dipinto, mescolando il rigore tecnico dell'allestimento all'emozione di grandi appassionati d'arte. Chardin sarebbe stato felice di suscitare questi stati d'animo...
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chardin alimenti convalescenza
come nasce una mostra d'arte
Chiusa la lista delle opere in mostra: dipinti provenienti da grandi musei di tutto il mondo
Con l'assenso definitivo al prestito del dipinto Gli alimenti della convalescenza della National Gallery of Art di Washington, si è chiusa la lista delle opere di Chardin che saranno esposte a Palazzo dei Diamanti a partire dal prossimo 17 ottobre: 52 capolavori provenienti da tutto il mondo che permetteranno al pubblico di ripercorrere l'intera carriera del grande pittore francese. Ed è proprio la provenienza delle opere uno dei tratti distintivi di questa esposizione. Alla prima mostra italiana dedicata a Chardin, oltre a prestigiosissime collezioni private, hanno creduto alcuni tra i più importanti musei del mondo. Tra questi: il Musée du Louvre di Parigi, il Metropolitan e la Frick Collection di New York, la National Gallery of Art di Washington, il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid,la Gemäldegalerie di Berlino, la National Gallery of Scotland,il Los Angeles County Museum of Art, la National Gallery di Ottawa e il Philadelphia Museum of Art.


come nasce una mostra d'arte
Prestigiosa collaborazione con il Louvre
Tra gli autorevoli prestatori della mostra Chardin. Il pittore del silenzio, il Musée du Louvre ha un ruolo di tutto rilievo. Dal prossimo 17 ottobre a Palazzo dei Diamanti saranno infatti presenti ben dieci capolavori provenienti dalla prestigiosa raccolta parigina che ha dato a questa rassegna un sostegno davvero eccezionale.
Queste le opere concesse:
- Lepre morta con carniere e sacca per polvere da sparo
- Paiolo di rame stagnato, macinapepe, porro, tre uova e tegame di terracotta
- Necessaire per fumatore o Pipe e recipiente per bere
- Ritratto del figlio del signor Godefroy, gioielliere, che guarda una trottola che gira o Il bambino con la trottola, o Ritratto di Auguste-Gabriel Godefroy
- Il giovane disegnatore
- La madre laboriosa
- Il benedicite
- Il tavolo di servizio o Servizio da dessert con dolce, frutta e oliera
- Uva e melagrane
- Cestino di pesche con noci, coltello e bicchiere di vino pieno a metà

"Si tratta certamente di un prestito che rende possibile e dà grande prestigio alla nostra mostra, e al contempo conferma Ferrara Arte come soggetto in grado di dialogare con le più importanti istituzioni culturali del mondo", dice Maria Luisa Pacelli, direttrice delle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara.
I rapporti tra Ferrara Arte e il Louvre sono consolidati da anni. La collaborazione su Chardin è solo l'ultima in ordine di tempo e segue quelle già avvenute, per fare solo qualche esempio tra i più recenti, in occasione di: Turner e l'Italia, per la quale il Louvre ha concesso l'unico dipinto del maestro inglese conservato nelle sue collezioni, il meraviglioso Paesaggio con fiume e una baia in lontananza; Cosmè Tura e Francesco del Cossa. L'arte a Ferrara nell'età di Borso d'Este, quando ha prestato una pregiata tavola di Tura, il Sant'Antonio da Padova, e tre preziosissimi disegni di Pisanello; Corot. Natura, emozione e ricordo, mostra di cui Vincent Pomarède, direttore del Dipartimento di pittura del Louvre, è stato anche il curatore e alla quale il museo parigino ha inviato ben nove dei suoi dipinti (Veduta del Colosseo dagli Orti farnesiani, Veduta del Foro dagli Orti farnesiani, La passeggiata di Poussin, Venezia. La Piazzetta, Il campanile di Douai, Interno della cattedrale di Sens, Ritratto maschile, Ricordo di Mortefontaine, La musa rustica).

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