parola di esperto

Ferrara, Palazzo dei Diamanti - dal 17 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011
Recensioni
Un progetto di valore
Nei giorni scorsi Andrea Emiliani ha pubblicato un articolo tanto interessante quanto critico sulle mostre in Italia. Non spetta certo a noi dire quanto è condivisibile e quanto no in questo articolo. Però ci lusinga vedere la nostra mostra su Chardin tra le più apprezzate nel panorama italiano.
Andrea Emiliani, il circo delle mostre inutili


studiosi ed esperti raccontano la mostra d'arte su Chardin
"Chardin ci accompagna fuori dal tempo": intervista a Pierre Rosenberg
Accademico di Francia, presidente-direttore onorario del Musée du Louvre, ma soprattutto massimo esperto di Chardin, Pierre Rosenberg ha seguito ieri con grande attenzione ogni aspetto dell'allestimento della mostra a Palazzo dei Diamanti.

Monsieur Rosenberg, cosa nascerà dall'incontro tra Chardin e l'Italia?
Spero una cosa molto semplice. Che il vostro paese inizi a conoscere un grande pittore del Settecento. Si tratta di un artista non facile da comprendere a fondo, per quel suo essere al di fuori degli schemi tipici del suo tempo e per via della profondità della sua opera. Ma niente di meglio di una mostra come questa di Ferrara può avviare una sorta di dialogo tra Chardin e gli appassionati d'arte italiani.

Un consiglio ai visitatori sul giusto approccio a Chardin
Dedicare alle sue opere il giusto tempo. Accettare la sfida che ci lancia e osservare i quadri in esposizione con grande attenzione.

Lei ha dedicato una parte importante della sua attività di studioso a Chardin, perché?
In effetti il mio primo libro, pubblicato nel 1963, è stato proprio dedicato a Chardin. E ad esso sono seguiti altri lavori. Un amore giovanile che non ho mai tradito. Mi ha colpito fin da subito la sua originalità, l'assenza di movimento nelle sue opere, la predilezione, nella scelta dei soggetti, per l'adolescenza e il gioco a scapito della sensualità di donne mature, come invece era in voga tra i pittori suoi contemporanei. Le sue nature morte non sono mai decorative, bensì solide, ricche di sostanza. Il suo è un mondo di pace e silenzio, intimo.

Dopo Parigi, Boston, Düsseldorf, New York, e poco prima di Madrid, Chardin arriva nella piccola Ferrara.
La vostra città ha una solida reputazione nel mondo espositivo internazionale e questo oggi conta molto. I musei prestatori e i collezionisti vi conoscono e hanno fiducia nella professionalità di Ferrara Arte. Conta molto anche il rigore scientifico che avete dimostrato negli anni. La bellezza della città e di Palazzo dei Diamanti fanno il resto.

Quali sono le opere esposte sulle quali vale soffermarsi con maggiore attenzione?
Tra le nature morte io amo Il paniere di fragole di bosco. Sembra che non vi sia nulla di particolare, sembra un'opera realizzata con facilità. E invece è un dipinto di notevole complessità, che deve aver richiesto all'artista un grande lavoro e una forte sensibilità. Un pezzo veramente unico nel panorama figurativo del Settecento. Passando alle scene di genere, ritengo che La bambina col volano rappresenti con intensità l'ingenuità della giovinezza, e al contempo porti l'osservatore in una dimensione fuori dal tempo, un'altra delle caratteristiche più entusiasmanti dell'arte di Chardin.


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Perché Chardin: intervista ad Andrea Buzzoni, direttore della mostra
Perché è stato scelto Chardin?
Perché ho sempre pensato a Chardin come all'unico, straordinario artista del Settecento che abbia saputo gettare un ponte tra la rivoluzionaria stagione del realismo seicentesco e quella, altrettanto rivoluzionaria, del realismo ottocentesco, raccontando, del suo secolo, la poesia del quotidiano e ignorandone gli aspetti galanti, raffinati e colti che, soli, hanno attratto l'attenzione dei suoi colleghi, anche dei più grandi.

Perché oggi?
Per la straordinaria qualità della sua pittura, naturalmente, e per presentarla per la prima volta al pubblico italiano. E poi perché in anni in cui la tendenza è sempre più quella di dedicare le mostre prevalentemente agli stessi artisti, naturalmente i più famosi, Ferrara Arte ha una ragione in più per coltivare una vocazione che l'ha sempre contraddistinta: esplorare, oltre all'opera di artisti e movimenti celebri, anche aree e protagonisti della storia dell'arte meno noti, ma non per questo spesso meno grandi.

Perché Chardin è poco conosciuto in Italia?
Le ragioni sono molteplici. Credo che due tra le più importanti siano il fatto che Chardin non ha mai fatto il "viaggio in Italia", che ha notevolmente contribuito alla popolarità degli artisti stranieri nel nostro paese, e che nei musei italiani non vi sono capolavori di Chardin. Senza contare che la sua arte ha avuto un'influenza tardiva su quella del nostro paese, riconducibile esclusivamente a pochi grandi maestri del Novecento, primo fra tutti Giorgio Morandi.
E perché fino ad oggi non è mai stata organizzata un'esposizione su questo artista?
Perché a pochi interessa fare cultura e poi cercare di "venderla". I più pensano soltanto alla "vendita", a mostre che garantiscano un sicuro successo di pubblico. E una mostra su Chardin è, invece, una sfida.

Cosa piacerà di questo artista al pubblico italiano?
Spero il suo meraviglioso talento di narratore "in grado di ricavare una storia persino dal contenuto di una borsa per la spesa"; la sua ineguagliabile capacità di cogliere la realtà, natura morta o figura che sia, "sul fatto", e trasferirla sulla tela con una abilità che, a ragione, Diderot ha definito "magia"; ma soprattutto, forse, la sua capacità di raggiungere un perfetto equilibrio tra forma e sentimento.

Come si inserisce questa esposizione nella lunga storia di Ferrara Arte?
Credo rappresenti uno dei capitoli più affascinanti scritti in diciotto anni di lavoro e questo non solo per l'eccezionalità dell’artista, ma anche per la passione e l’intelligenza del curatore della mostra, Pierre Rosenberg, e l’apporto di inestimabile valore dato alla sua realizzazione dagli amici del Museo Nazionale del Prado, dove si trasferirà nella primavera del prossimo anno, dopo il suo debutto a Ferrara.

Siete soddisfatti della mostra e dei prestiti che avete ottenuto?
Sì e lo dico con convinzione. Abbiamo avuto prestiti eccezionali da molti tra i più grandi musei e le più importanti collezioni private del mondo. Se però devo esser sincero fino in fondo mancano due quadri all'appello, due capolavori che siamo stati sul punto di avere ma poi all'ultimo non sono arrivati: uno della giovinezza, La razza, e uno della tarda maturità, l'Autoritratto a pastello.



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