Chardin per i bambini

Ferrara, Palazzo dei Diamanti - dal 17 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011
la mostra d'arte per le scuole
Papà Chardin: intervista all'autore del libro
Una breve chiacchierata con Luigi dal Cin, autore del libro per bambini Al di là, Papa! Chardin tra le righe. Dal Cin è un noto scrittore per bambini, con oltre titoli di narrativa per ragazzi alle spalle, tradotti in 9 lingue.

Luigi, perché raccontare un artista ai bambini?
La spinta maggiore a questa 'audace impresa' - come direbbe Ariosto – credo sia stato l'amore che vivo per la bellezza. Spero che questo libro lo trasmetta. Credo infatti sia cruciale educare i nostri ragazzi alla bellezza: ad una sua percezione interiore e personale, e non solo esteriore, stereotipata, preconfezionata, così come ci viene in genere trasmessa nella maggior parte dei casi dai media. I greci dicevano che 'bello' e 'buono' coincidono: penso all'importanza e alle conseguenze che può avere un'educazione – o più frequentemente, nei nostri tempi, una diseducazione – al bello per ogni nuova persona.

Cosa può insegnare la storia di Chardin ad un bambino?
Nel mio libro ho immaginato Chardin abbandonare per un istante il pennello e intingere invece la penna per scrivere una lettera colma d'affetto al proprio figlio, anch'egli pittore, che vive un momento di difficoltà: fatica infatti a concludere i quadri che incomincia! Una lettera che è un'occasione per svelare, in un crescendo d'intensità e di ricordi, i segreti dell'opera di Chardin: i motivi che portano all'arte; le difficoltà iniziali; la scelta delle nature morte in un'epoca che invece celebrava la pittura storica e mitologica; la predilezione per i soggetti più umili della società, le donne e i bambini; lo sguardo incantato dagli oggetti più semplici; il silenzio che permea i suoi dipinti... una lettera che è però anche un’occasione per trattare tematiche vicine al vissuto del bambino: il gioco; il dialogo con il mondo adulto; la capacità di osservazione; lo stupore per le piccole cose; la scoperta dei propri desideri più profondi e la necessità di seguirli; il rispetto per la dignità dell'infanzia; l'amore tra genitore e figlio, che va costruito...
Nelle prime pagine il tuo Chardin dice che "La pittura è proprio così, figlio mio: un piccolo gatto da accarezzare, da proteggere e da nutrire. A volte con fatica". Questo vale per ogni sogno, per ogni cosa in cui si crede.
Accontentarsi della mediocrità, non pretendere da sé stessi e dagli altri - anche dai bambini - il meglio che possono dare è molto più semplice e rassicurante... tanto - ci si giustifica - intorno fanno tutti così: perché lottare? Non credo sia un modo vero di amare sé e gli altri - anche i bambini. Tutte le grandi imprese costano fatica. Ma poi la gioia è incommensurabile, e abbiamo la soddisfazione di aver portato un contributo nuovo.

Eppure questo Chardin è anche un maestro di semplicità, soprattutto quando dice "I miei quadri, in fondo, sono un invito a cogliere la bellezza della vita anche negli eventi che si ripetono ogni giorno, quelli che la maggior parte delle persone considera banali". Se vivesse oggi, questo Chardin sarebbe un personaggio abbastanza controcorrente…
Credo di sì. Ma Chardin era controcorrente anche nel suo tempo: sceglie di dipingere nature morte in un'epoca che invece celebrava la pittura storica e mitologica; sceglie di ritrarre soggetti considerati umili, donne e bambini, in un'epoca che invece celebrava le grandi gesta dell'uomo condottiero ed eroe; lascia grande spazio al silenzio, all'osservazione contemplativa, in un'epoca di estremo sfarzosità e ostentazione dell'apparenza...

Chardin avrà anche dipinto scene comuni, ma in questo è stato un grande innovatore del suo tempo. Possiamo dire che Chardin suggerisca di provare nuove strade? Un bell'insegnamento per un ragazzo.
Nel mio libro immagino che Chardin si rivolga così al figlio – e dunque al lettore bambino: "Tutti noi portiamo nel nostro cuore dei desideri. Alcuni sono superficiali e passano in fretta, altri invece stanno al centro e fanno davvero parte di noi. Sono i desideri più profondi: credo che se non li realizziamo, non potremo mai essere veramente felici. L'importante è riconoscerli. Un mio desiderio profondo è poter svelare con la pittura la bellezza di ciò che è semplice. Figlio mio caro, quali sono i desideri più profondi che ora porti nel cuore? Tirali fuori, e dipingi quelli! Allora saprai benissimo dove andare, anzi: correrai, e non ti fermerai più".

Per quella che è la tua esperienza, quali saranno le opere che piaceranno maggiormente ai nostri visitatori più giovani?
Credo quelle in cui possono identificarsi con maggiore immediatezza: le opere con soggetti bambini, le nature morte con oggetti e frutti di cui hanno già esperienza, e poi i dipinti in cui sono presenti i gatti! Spero però che i bambini che vanno in Mostra dopo aver letto 'Al di là, papà! Chardin tra le righe' abbiano uno strumento in più per comprendere e apprezzare la bellezza di tutta l’opera di Chardin, che ho cercato di rendere, così, più vicina a loro.

PALAZZO DEI DIAMANTI
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