La forma ricomposta: l’evoluzione del cubismo

Il purismo fiorì a Parigi tra il 1918 e il 1925 e fu fondato da Amédée Ozenfant e Le Corbusier e la nostra mostra ne dà testimonianza con diverse opere in esposizione. Esso fu una reazione alla presunta degenerazione del cubismo in una forma d'arte decorativa. I puristi sostenevano che l'arte dovesse fondarsi sulla purezza e sulla semplicità, in sintonia con l'era delle macchine. Le loro opere, che spesso erano nature morte, erano raffigurazioni fredde, limpide e piatte, di una precisione schematica che faceva pensare a delle vedute urbane idealizzate. Nei primi anni Venti Fernand Léger (in mostra con Natura Morta) sottoscrisse in parte il concetto di purismo di Le Corbusier e Ozenfant, con la sua iconografia ispirata alla macchina, e nello stesso periodo lo scultore Jacques Lipchitz produsse un corpus di opere il cui carattere architettonico è prossimo alla sensibilità purista.
Durante e dopo la Prima guerra mondiale sorse in Francia il desiderio di vedere ristabiliti l'ordine e la tradizione dopo l'immane distruzione e la carneficina che il conflitto aveva provocato, sentimento che trovò espressione in un tardo stile cubista. La sperimentazione si fece allora meno radicale, o perdette in parte il proprio dinamismo. Nel secondo dopoguerra, le opere cubiste di Pablo Picasso (la nostra mostra ospita Maternità) e di Georges Braque (Il tavolino rotondo sarà in mostra) esprimono un atteggiamento più contemplativo, un approccio più controllato, e in esse trapela chiaramente un'aspirazione alla stabilità. Questo cambiamento si manifesta con particolare chiarezza nelle composizioni precise, misurate e dal tono generalmente classico di Juan Gris (in mostra con Arlecchino seduto), artista spagnolo che si era trasferito a Parigi ai primi del secolo e si era avvicinato al cubismo a partire dal 1911.


PALAZZO DEI DIAMANTI
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