Arte interiore e cerebrale

(testo tratto dal catalogo della mostra)
“Egli appartiene alla storia moderna, della quale il Rinascimento resta il punto di partenza” scriveva George Waldemar- George di de Chirico, che già a Ferrara, nel 1917, aveva annunciato il ritorno ai maestri, poco più tardi da lui stesso codificato, grazie anche alla padronanza di una tecnica magistrale. In vero per de Chirico, formatosi su Böcklin e Klinger, che copia Michelangelo, studia Géricault e la tavolozza di Renoir, e scrive su Courbet e Dosso, non si può parlare di vero e proprio ritorno ai maestri, da lui mai rinnegati. Se ne era ben avveduto Apollinaire già nel 1913, quando scriveva dell’arte di questo italiano di Parigi “interiore e cerebrale” , che non aveva “alcun rapporto con quella dei pittori che si sono rivelati in questi ultimi anni” . Nel dopoguerra è invece perfettamente all’unisono con la generale, robusta raffigurazione del reale, inteso nel suo significato costruttivo – classicista, e torna, anche lui, alla rappresentazione della figura umana, assente, o quasi, dalle deserte piazze del periodo metafisico. Dal 1926 affronta il tema del nudo femminile in una stanza, adottando uno stile spavaldo, fatto di pennellate sicure e colori fluorescenti; “nulla mi sembra in pittura così emozionante come cercare sempre nuove combinazioni con nuovi colori”, dichiarerà nel 1928 . Per circa un anno lavora contemporaneamente a cinque dipinti, accomunati dalla tavolozza effetto neon e da figure, gigantesche come quelle di Picasso, che piazza in uno spazio compresso.
Caterina Zappia
De Chirico Due figure mitologiche


PALAZZO DEI DIAMANTI
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