{"id":729,"date":"2010-10-11T09:29:00","date_gmt":"2010-10-11T07:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.palazzodiamanti.it\/?post_type=contenuti-mostre&#038;p=729"},"modified":"2022-10-27T10:50:27","modified_gmt":"2022-10-27T08:50:27","slug":"chardin-artista","status":"publish","type":"contenuti-mostre","link":"https:\/\/www.palazzodiamanti.it\/en\/contenuti-mostre\/chardin-artista\/","title":{"rendered":"L&#8217;artista"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"729\" class=\"elementor elementor-729\" data-elementor-post-type=\"contenuti-mostre\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-93d2b92 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"93d2b92\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-f16a139\" data-id=\"f16a139\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-352756a elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"352756a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><span style=\"color: #c2601e;\"><strong>L&#8217;ARTISTA<\/strong><\/span><\/p><p>Jean Sim\u00e9on Chardin nasce a Parigi il 2 novembre 1699, da Jean Chardin, fabbricante di biliardi, e Jeanne-Fran\u00e7oise David.<br \/><strong>Attratto fin da giovane dall&#8217;arte<\/strong>, Chardin entra presto come apprendista nello studio di un pittore di storia. La sua formazione si distingue per\u00f2 da quella dei suoi colleghi: solo parzialmente, infatti, seguir\u00e0 gli insegnamenti dell&#8217;Accademia, ad esempio non compiendo mai il tradizionale viaggio d&#8217;istruzione in Italia,\u00a0<strong>preferendo l&#8217;osservazione diretta della realt\u00e0 allo studio dei grandi maestri del passato<\/strong>.<br \/><br \/>Dopo i primi tentativi con soggetti tradizionali, decide di seguire la propria vocazione per la natura morta, o pittura &#8220;di caccia&#8221; come veniva definita al tempo, un genere considerato minore nella rigida gerarchia figurativa dell&#8217;epoca e che offriva possibilit\u00e0 di carriera pi\u00f9 limitate. Determinante, a quanto narrano le fonti, sembra essere stato per l&#8217;artista l&#8217;incontro con una lepre morta che Chardin voleva dipingere \u00abnel modo pi\u00f9 veritiero possibile\u00bb e con\u00a0<strong>uno stile nuovo<\/strong>, dimenticando, come affermava lo stesso pittore,\u00a0<strong>\u00abquello che ho visto e anche le maniera in cui questi oggetti sono stati raffigurati da altri\u00bb<\/strong>.<br \/>Chardin viene ammesso all&#8217;Accademia reale di pittura e scultura il 25 settembre 1728 come pittore specializzato \u00abnella raffigurazione di animali e frutta\u00bb (dopo aver tentato gi\u00e0 nel 1719 l&#8217;ammissione alla prestigiosa istituzione). Uno dei biografi dell&#8217;artista, Charles-Nicolas Cochin, racconta che il giovane pittore aveva sottoposto ad una parte della commissione i propri quadri senza dichiararne la paternit\u00e0 al fine di ricevere un giudizio il pi\u00f9 sincero possibile; gli accademici, ignari che fossero opere di Chardin,\u00a0<strong>li scambiarono per dipinti fiamminghi del secolo precedente<\/strong>, elogiando il realismo, il raffinato colorismo e la straordinaria resa della luce che caratterizzavano le composizioni.<br \/><br \/>Dopo un esordio difficile, tra il 1730-31 arrivano le prime commissioni ufficiali come il restauro degli affreschi della galleria Francesco I a Fontainebleau, progetto per cui collabora al fianco di Jean-Baptiste van Loo. Questo periodo \u00e8 per Chardin un momento di ricerca durante il quale il pittore\u00a0<strong>amplia la gamma dei suoi soggetti e sperimenta nuove soluzioni compositive:<\/strong>\u00a0inizia a dipingere quegli oggetti d&#8217;uso domestico di cui amava osservare e riprodurre le forme, la variet\u00e0 dei materiali, i colori cangianti e i riflessi di luce. Come afferma il curatore della mostra Pierre Rosenberg, nessuno prima di Chardin \u00e8 riuscito a svelare la bellezza dei semplici utensili quotidiani, comuni e familiari creando con la sua arte unica opere dalla \u00abquiete silenziosa e grave che ci induce a fantasticare\u00bb.<br \/>All&#8217;inizio degli anni Trenta, Chardin dipinge anche le sue<strong>prime composizioni con figure.<\/strong>\u00a0Si tratta di una vera e propria svolta nella sua carriera che determiner\u00e0 a partire dal 1737, anno in cui comincia ad esporre al Salon del Louvre, la consacrazione definitiva presso il pubblico e la critica. Si tratta di un repertorio inedito e personale con cui l&#8217;artista, rifuggendo ogni particolare pittoresco o aneddotico, crea deliziose scene di genere i cui protagonisti, domestici o rampolli della borghesia francese, sono ritratti nello svolgimento di semplici attivit\u00e0 quotidiane. Nascono cos\u00ec alcuni dei suoi massimi capolavori quali il celebre\u00a0<em>Le bolle di sapone<\/em>\u00a0del 1734 circa, di cui Chardin realizzer\u00e0 pi\u00f9 versioni, la splendida\u00a0<em>Bambina col volano<\/em>\u00a0del 1737 o il\u00a0<em>Giovane disegnatore<\/em>\u00a0del 1738.<br \/><br \/>Qualche anno dopo la morte della prima moglie Marguerite Saintard nel 1735, Chardin sposa, in seconde nozze, Fran\u00e7oise-Marguerite Pouget, di estrazione borghese, che lo introduce in un nuovo ambiente ricco di stimoli per la sua carriera. Chardin propone in questi anni una vera e propria\u00a0<strong>alternativa all&#8217;imperante pittura di storia, divenendo il cantore di un&#8217;altra Parigi, di un mondo, quello della piccola e media borghesia, lontano dai clamori della vita di corte.<\/strong>\u00a0I suoi quadri rappresentano un vero e proprio &#8220;caso&#8221; nella Francia del tempo. A testimoniare lo stupore e il fascino che le sue composizioni esercitano sul pubblico vi sono le recensioni delle esposizioni al Salon: primo fra tutti Diderot, che definisce il pittore \u00abgrande mago\u00bb, \u00abscienziato del colore e dell&#8217;armonia\u00bb. Alla stima degli intellettuali e dei critici si unisce ben presto anche quella del sovrano Luigi XV \u2013 cui Chardin dona due dei suoi capolavori, la\u00a0<em>Madre laboriosa<\/em>\u00a0e il\u00a0<em>Benedicite<\/em>\u00a0\u2013 il quale, nel 1757, gli concede il privilegio di risiedere e lavorare al Louvre.<br \/>L&#8217;affermazione del pittore presso i circoli accademici \u00e8 segnata dall&#8217;elezione a tesoriere dell&#8217;Accademia reale nel 1755, seguita nel 1761 dalla prestigiosa nomina a responsabile degli allestimenti del Salon annuale del Louvre. Durante gli anni Sessanta le opere di Chardin varcano anche i confini nazionali e vengono riprodotte e diffuse da importanti riviste straniere come, ad esempio, il\u00a0<em>British Magazine<\/em>. La notoriet\u00e0 di Chardin giunge fino in Russia dove Caterina II gli commissiona alcune opere per l&#8217;Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo (<em>Gli attributi delle arti e le ricompense loro accordate<\/em>, 1766).<br \/>In questi anni alcune tristi vicende colpiscono la famiglia dell&#8217;artista: nel 1762 il primogenito Jean-Pierre, che aveva scelto di seguire le orme paterne, viene rapito da alcuni corsari a largo di Genova durante il viaggio di ritorno in patria a seguito del soggiorno romano presso l&#8217;Accademia di Francia. Sopravvissuto al sequestro, nel 1767 il giovane Chardin si trasferisce a Venezia, al seguito dell&#8217;Ambasciatore francese presso la Serenissima; qui, il 7 luglio del 1772, Jean-Pierre trova la morte affogando in un canale, forse intenzionalmente, come suggeriscono le cronache del tempo.<br \/><br \/>Gli ultimi anni dell&#8217;artista sono segnati da una grave malattia agli occhi, l&#8217;amaurosi, che gli impedisce di proseguire a dipingere ad olio. Tuttavia, senza perdersi d&#8217;animo, l&#8217;anziano maestro inaugura una nuova stagione della sua arte e, dedicandosi alla delicata tecnica del pastello, d\u00e0 vita a ritratti e studi di teste a grandezza naturale connotati da una straordinaria intensit\u00e0 psicologica: \u00abLe mie infermit\u00e0\u00bb, scrive Chardin nel 1778 in una lunga lettera indirizzata al sovrintendente agli edifici della Corona, \u00abm&#8217;hanno impedito di continuare a dipingere a olio; mi sono gettato sul pastello che mi ha fatto raccogliere ancora qualche fiore.\u00bb Saranno questi ultimi, toccanti capolavori ad attirare l&#8217;attenzione del pubblico e della critica del Salon, ma anche quella di una delle figlie del re, Madame Victoire, che far\u00e0 dono all&#8217;artista di una scatola d&#8217;oro forse proprio per contraccambiare l&#8217;offerta di un pastello.<br \/>All&#8217;et\u00e0 di 80 anni, il 6 dicembre del 1779, Chardin si spegne nella sua abitazione al Louvre.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"parent":0,"template":"","cataloghi":[],"didattica":[],"mostra-di-riferimento":[20],"class_list":["post-729","contenuti-mostre","type-contenuti-mostre","status-publish","hentry","mostra-di-riferimento-chardin"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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