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Il cubismo

Rivoluzione e tradizione

Ferrara, Palazzo dei Diamanti

3 ottobre 2004 – 9 gennaio 2005

LA MOSTRA

Nell’autunno del 1908 Braque e Picasso, muovendo dalla lezione di Cézanne, inaugurarono un modo totalmente nuovo di raffigurare le forme e gli oggetti nello spazio. Era l’inizio di una vera e propria rivoluzione che sovvertì i canoni tradizionali della rappresentazione e segnò una svolta radicale nella storia dell’arte moderna. Questa mostra – la prima grande esposizione dedicata al cubismo in Italia – illustra i momenti salienti dello sviluppo di una delle più importanti correnti artistiche di tutti i tempi, dalla sua nascita fino agli anni Venti del Novecento.

La rassegna, progettata e organizzata da Ferrara Arte e dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, è composta da capolavori provenienti dalle maggiori collezioni pubbliche e private d’Europa e d’America e illustra l’opera di circa trenta artisti. Ai lavori degli ideatori del cubismo – Picasso e Braque – si affiancano quelli di coloro che si sono avvicinati ad esso in modi e tempi diversi – Gris, Léger, Derain, Gleizes, Metzinger, Herbin, Laurens, Lipchitz ed altri ancora -, ma anche i testi pittorici di altri grandi protagonisti del Novecento, come Delaunay, Mondrian, Soffici e Rivera, la cui visione della realtà fu segnata dalla forza e dalla modernità dell’arte cubista.

Con la sua inedita suddivisione tematica – il ritratto, il paesaggio, la natura morta e la figura -, la mostra mette in evidenza quanto il rapporto con i soggetti della “tradizione” sia stato basilare per la poetica di questa avanguardia, che ha attuato il proprio rinnovamento reinterpretandoli con un linguaggio assolutamente nuovo.

Ad aprire la mostra è una selezione di dipinti risalenti al 1908-09, fase aurorale del cubismo, tra i quali Terrazza a L’Estaque di Braque dal Centre Pompidou e la piccola tavola Fruttiera con pere e mele di Picasso da Berlino, prime forti espressioni di idee cubiste, quali la stesura pittorica per piani, l’individuazione degli elementi geometrici in natura o l’attenzione ai volumi degli oggetti e al loro modo di interagire.

Una folla di personaggi – gli artisti stessi o altre personalità della loro cerchia – anima invece la sezione dedicata al ritratto. In essa figurano, tra gli altri, la Donna con barattolo di mostarda da L’Aja e la prima grande scultura cubista del maestro spagnolo, Testa di donna (Fernande) in collezione privata, nei quali Picasso raffigura l’amata compagna di quegli anni. Accanto a queste, un’eccezionale serie di ritratti di amici e critici, come la complessa effigie dello scrittore spagnolo Ramón Gómez de la Serna di Diego Rivera da Buenos Aires o, ancora, il Ritratto di Albert Gleizes di Jean Metzinger da Rhode Island, che documenta il sodalizio tra il pittore e Gleizes che nel 1912 firmarono insieme Du Cubisme, in cui esponevano le proprie teorie sul cubismo.

Nella sezione del paesaggio figurano capolavori che hanno radicalmente rinnovato questo genere pittorico: Il vecchio castello, La Roche-Guyon di Braque da Eindhoven, Passy (I ponti di Parigi) di Gleizes da Vienna, Case a Parigi – Place Ravignan di Gris in collezione privata, e Tableau No. 1 di Mondrian da Otterlo, un’opera segnata dall’esperienza cubista che fu determinante per lo sviluppo successivo della sua arte.

Una nuova anatomia caratterizza i dipinti che hanno per soggetto la figura. Ai capolavori del periodo 1910-12, quasi monocromi, come il monumentale Nudo di Picasso da Buffalo, espressione straordinaria della fase analitica del cubismo, o il celebre Nudi nella foresta di Léger, proveniente da Otterlo, seguono quelli appartenenti al cosiddetto cubismo sintetico in cui i vari elementi delle composizioni sono combinati assieme in modo da conferire alle opere una nuova unità. Tra questi ultimi, Soldati in marcia di Villon, Rugby di Lhote, entrambi del Centre Pompidou, e la scultura in legno di Laurens, Donna con mantiglia in collezione privata.

La natura morta è uno dei generi su cui i cubisti hanno più sperimentato le potenzialità linguistiche del loro nuovo modo di interpretare la realtà. Nelle sale dedicate a tale soggetto compaiono, tra gli altri, un sorprendente assemblaggio di Laurens, Bottiglia di rum da Grenoble, e la famosa Chitarra di Picasso del 1912-13, proveniente da Oslo, che con il suo gioco di superfici e frammenti, esaltato da un deciso ritorno del colore, riecheggia i papiers collés. Questi ultimi, vera e propria “invenzione artistica”, sono protagonisti di un’altra sezione della rassegna. Con questa tecnica innovativa, basata sull’inserimento nella composizione di materiali eterogenei, come ritagli di giornali, cartoni o carte da parati, Braque e Picasso sovvertirono i canoni della raffigurazione. A documentarlo in mostra sono opere dei due maestri, ma anche di Gris, Soffici e altri.

Un aspetto essenziale della poetica cubista fu il modo di concepire la rappresentazione teatrale: lo attesta una ricca selezione di bozzetti di costumi e scenografie, tra cui la straordinaria serie di progetti di Picasso e di Léger per alcuni celebri spettacoli dell’epoca.

La mostra si conclude con opere realizzate da Picasso, Braque, Léger e Gris durante e subito dopo la prima guerra mondiale. A queste date ciascuno di loro si orienta verso un’arte più personale e indipendente rispetto al lavoro degli altri che, nell’originalità delle soluzioni, testimonia il perdurare della vitalità dell’esperienza cubista anche in questa fase più tarda del movimento. Ciò è attestato da dipinti come La finestra aperta di Madrid del 1921, dove Gris istituisce un poetico contrasto tra il luminoso paesaggio marino che si scorge dalla finestra e l’ambiente in ombra in cui è inserita una classica natura morta cubista.

 

Mostra a cura di

Marilyn McCully

Organizzata da 

Ferrara Arte e Kröller-Müller Museum di Otterlo

Ente promotore

Comune di Ferrara

Provincia di Ferrara

Con il patrocinio di

Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Ferrara

 

Elenco opere

Comunicato stampa

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Catalogo

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